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Energia

L’utilizzo delle pompe di calore nelle ristrutturazioni

19.08.2025

Le pompe di calore stanno guadagnando un ruolo sempre più centrale nella strategia di decarbonizzazione del settore edilizio, grazie alla loro capacità di riscaldare (e raffrescare) gli ambienti in modo efficiente e senza emissioni dirette di CO₂. Tuttavia, attorno a questa tecnologia circolano ancora dubbi soprattutto quando si tratta di applicarla agli edifici esistenti. È davvero una soluzione riservata solo alle nuove costruzioni? Come si comporta nei contesti meno efficienti dal punto di vista energetico?

Nel settore dell’edilizia e degli impianti termici, si tende a pensare che le pompe di calore siano adatte solo agli edifici di nuova costruzione, dotati di un buon isolamento termico e di sistemi come il riscaldamento a pavimento. Questa idea è in parte vera, poiché in case moderne ed efficienti, le pompe di calore offrono ottime prestazioni e consumi contenuti. Tuttavia, non sono riservate solo alle nuove abitazioni come confermano numerosi studi, fra cui quello condotto dall’Istituto Fraunhofer per i Sistemi Energetici Solari (Fraunhofer ISE) di Friburgo. In vent’anni di ricerca sul campo sono stati analizzati circa 300 impianti di pompe di calore installati sia in edifici nuovi che in edifici esistenti, con vari livelli di ristrutturazione.

Nei vecchi edifici, i sistemi di riscaldamento tradizionali funzionano spesso con temperature di mandata elevate, tra i 60 e i 70 °C, mentre le pompe di calore offrono le migliori prestazioni con temperature più basse, generalmente comprese tra 35 e 55 °C. Le pompe di calore standard possono comunque raggiungere temperature di mandata tra 55 e 60 °C, a seconda del tipo di refrigerante o di compressore installato, anche se con un’efficienza leggermente ridotta. Tuttavia, poiché molti vecchi impianti a gas o gasolio sono sovradimensionati, è spesso possibile abbassare la temperatura di mandata senza compromettere il comfort. Per verificarlo, si può eseguire un semplice test: impostare la temperatura di mandata del vecchio impianto a 55 °C durante le giornate invernali più fredde. Se la temperatura interna risulta insufficiente a garantire il comfort, è consigliabile rivolgersi a un esperto per una consulenza energetica. Gli interventi suggeriti potrebbero includere il miglioramento dell’isolamento della facciata o del tetto, la sostituzione degli infissi o l’adeguamento dei termosifoni

I problemi possono sorgere quando si ignorano alcuni aspetti fondamentali o si progetta in modo approssimativo l’intervento di sostituzione dell’impianto. In questi casi, si rischiano consumi energetici elevati, talvolta persino superiori a quelli di un impianto tradizionale alimentato a combustibili fossili. Un errore frequente è la scelta di una pompa di calore con una potenza non adeguata all’edificio: se è sovradimensionata, tende a consumare di più e a usurarsi più rapidamente; se è sottodimensionata, può risultare insufficiente nei giorni più freddi. Per evitare questi problemi, è fondamentale calcolare con precisione i carichi termici utilizzando strumenti di simulazione adeguati.

Anche la posizione dell’unità esterna ha un impatto significativo sull’efficienza complessiva del sistema. Installarla in spazi chiusi, poco ventilati o ristretti compromette lo scambio termico e aumenta i consumi. Per prestazioni ottimali, è preferibile collocarla in aree aperte, ben ventilate e libere da ostacoli.

Infine, nelle zone soggette a inverni particolarmente rigidi, può essere vantaggioso integrare un impianto di supporto, per garantire un funzionamento efficiente anche alle temperature più basse.

Incentivi

Sono disponibili numerosi incentivi per la sostituzione degli impianti di riscaldamento, sia a livello statale che provinciale. Tra questi, le agevolazioni statali per le pompe di calore includono la detrazione fiscale tramite Bonus Casa o Ecobonus, che attualmente copre il 36% o il 50% delle spese per l’abitazione principale. Un’altra opzione è il Conto Termico gestito dal GSE, che incentiva la sostituzione degli impianti di riscaldamento con sistemi a biomassa, pompe di calore e solare termico, offrendo contributi che variano dal 40% al 65% dei costi ammissibili.

Anche la Provincia autonoma di Bolzano promuove l’abbandono dei combustibili fossili con la “Campagna sulle pompe di calore“. La provincia ha recentemente aumentato la quota di contributo per l’installazione di pompe di calore abbinate a impianti fotovoltaici dal 40% al 60%. Per gli edifici plurifamiliari con più di cinque unità abitative, il contributo è stato addirittura portato all’80%. La scadenza per la presentazione delle domande quest’anno è appena trascorsa. Nel 2025, sono state presentate complessivamente 549 domande di incentivo per pompe di calore in combinazione con impianti fotovoltaici, un numero tre volte superiore rispetto alle 161 domande dell’anno precedente. L’assessore provinciale Peter Brunner ha sottolineato: “La tecnologia delle pompe di calore è un’alternativa rispettosa del clima ai sistemi di riscaldamento convenzionali che utilizzano combustibili fossili. Con l’aumento delle percentuali di contribuzione dal 1° gennaio 2025, è diventata ancora più interessante”. L’aumento della domanda per le pompe di calore è un passo cruciale per il raggiungimento degli obiettivi climatici. Il Piano Clima Alto Adige 2040 prevede una drastica riduzione del consumo di petrolio e gas per il riscaldamento, puntando a una diminuzione del 60% entro il 2030 e dell’85% entro il 2037.

CC

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