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Energia

L’acqua usata vale ancora

20.08.2026

Per troppo tempo l’acqua potabile è stata considerata una risorsa inesauribile, tanto più in un contesto alpino dall’abbondanza apparentemente garantita. I recenti inverni siccitosi e la crescente competizione tra usi — innevamento artificiale, agricoltura, turismo, idroelettrico — stanno però cambiando questa percezione. È cresciuta infatti la consapevolezza della vulnerabilità della risorsa: al cambiamento climatico si sommano gli effetti dell’urbanizzazione, dall’impermeabilizzazione dei suoli alla contaminazione delle falde, in un contesto nazionale segnato da una rete idrica obsoleta e poco manutenuta.

Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), il consumo di acqua pro capite in Italia si attesta in media su circa 214 litri al giorno, un valore che pone il Paese al vertice della classifica europea.

In Alto Adige, le famiglie consumano in realtà solo tra i 140 e i 150 litri pro capite al giorno, un dato in linea con quello di Germania e Austria. Tuttavia, includendo anche i consumi attribuibili al settore turistico, il valore pro capite altoatesino supera addirittura del 15% la media nazionale. Oltre a doccia, bucato, pulizie, cucina e uso potabile, lo sciacquone del WC rappresenta la voce di consumo più consistente, incidendo per circa il 30%.

Il restante 70 per cento circa dei consumi si ritrova, sul versante degli scarichi, sotto forma di acque grigie, che costituiscono infatti circa due terzi delle acque reflue domestiche: a differenza delle acque nere, provenienti dagli scarichi dei WC, si tratta di acqua solo leggermente inquinata e priva di sostanze fecali, generata da doccia, vasca da bagno, lavatrice e lavabo.

Ne restano escluse le acque di scarico della cucina, per l’elevato carico di grassi e residui alimentari. Si tratta di circa 90 litri pro capite al giorno che, in teoria, potrebbero essere riciclati direttamente all’interno dell’edificio, ma che nella maggior parte dei casi finiscono inutilizzati in fognatura. Prodotte di continuo nell’uso quotidiano, le acque grigie rappresentano dunque una risorsa preziosa per cicli idrici sostenibili: trattate in loco con impianti semplici e decentralizzati, possono essere riutilizzate per usi non potabili come lo sciacquone, il bucato o l’irrigazione del giardino, riducendo il fabbisogno di acqua potabile fino al 50 per cento.

Il presupposto impiantistico è la doppia conduttura: due reti separate, una per la raccolta delle acque grigie da trattare e una per la distribuzione dell’acqua riciclata alle utenze non potabili, entrambe rigorosamente distinte dalla rete potabile e chiaramente contrassegnate. La soluzione è quindi ideale per nuove costruzioni o ristrutturazioni profonde, mentre negli edifici esistenti comporta opere più onerose.

Il trattamento avviene a più fasi: una prima filtrazione elimina capelli e particelle grossolane, mentre il successivo processo chimico o biologico rimuove sostanze organiche e agenti patogeni; i sistemi più avanzati integrano ozonizzazione o disinfezione UV.

Grande interesse sta riscuotendo sul mercato anche il recupero dell’energia termica dall’acqua calda di scarico, per esempio quella delle docce: uno scambiatore di calore collocato sulla rete di scarico intercetta l’acqua calda usata e ne trasferisce il calore all’acqua fredda in entrata, che si preriscalda riducendo l’energia necessaria per produrre nuova acqua calda.

CC

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