Da anni il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) mette in guardia con urgenza dai pericoli del riscaldamento globale causato dall’uomo. Record di caldo, scioglimento dei ghiacciai, estati siccitose e fenomeni meteorologici estremi lo dimostrano con chiarezza: agire diventa sempre più urgente. Già nel 2015 la comunità internazionale si è impegnata, con l’Accordo di Parigi, a limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 °C – possibilmente a 1,5 °C. Un obiettivo che pare ancora lontano. L’Europa vuole essere all’avanguardia e si è prefissata l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Gli obiettivi climatici dell’Alto Adige
L’Alto Adige si è posto obiettivi ancora più ambiziosi: entro il 2040 la Provincia vuole raggiungere la neutralità climatica. A tal fine, con il Piano Clima elaborato dalla Giunta provinciale, sono state definite misure in settori quali l’efficienza energetica degli edifici, la mobilità sostenibile e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Il Piano Clima funge da linea guida e si basa sui dati regionali relativi alle emissioni, pubblicati regolarmente, ad esempio, dall’Istituto provinciale di statistica ASTAT. Secondo tali dati, le emissioni pro capite in Alto Adige ammontano a circa 5 tonnellate di CO₂ eq/anno. Questi dati si basano su un cosiddetto bilancio delle fonti, che tiene conto di tutte le emissioni prodotte all’interno della provincia. Non vengono invece incluse le emissioni generate dal consumo di beni e servizi prodotti al di fuori di essa, ma utilizzati al suo interno. Si tratta delle cosiddette “emissioni grigie”.
Calcolare e comprendere il proprio bilancio climatico
Le dichiarazioni di intenti da parte della politica, da sole, non bastano per raggiungere gli obiettivi di protezione del clima: occorre anche l’impegno delle aziende e dei singoli individui. La tutela del clima inizia infatti dal nostro comportamento. Il modo in cui viviamo, ciò che mangiamo, come viaggiamo: tutto questo influisce sulla nostra impronta personale di CO₂, ovvero sul nostro contributo al riscaldamento globale. Per ridurre l’impronta personale, è fondamentale conoscere la propria situazione.
È qui che entra in gioco il bilancio di CO₂, ovvero la registrazione sistematica delle emissioni di gas serra. Non vengono considerate solo le emissioni dirette, come il riscaldamento a gasolio o l’uso dell’auto, ma anche, a seconda della metodologia, le emissioni indirette, ad esempio quelle derivanti dalla produzione di beni di consumo importati o dall’utilizzo di infrastrutture digitali. Tutto viene convertito in cosiddetti equivalenti di CO₂ (CO₂eq) in modo da rendere comparabile l’impatto climatico di diversi gas, come l’anidride carbonica, il metano, il protossido di azoto e altri.
Chi desidera comprendere il proprio reale impatto sul clima dovrebbe quindi effettuare un bilancio di CO₂. Il calcolatore di CO₂ messo a disposizione gratuitamente dall’Agenzia CasaClima, considera i consumi, la mobilità, l’alimentazione e l’abitare, e da questi parametri ricava l’impronta personale. Secondo questo calcolo, la media per gli altoatesini è di circa 7,4 tonnellate di CO₂ eq all’anno: una quantità di anidride carbonica corrispondente a un volume pari a quello prodotto da una casa unifamiliare – pro capite!
Dal dato medio all’individuo
Cosa significa tutto questo concretamente? Un volo per New York produce circa 2 tonnellate di CO₂ per persona. Il consumo quotidiano di carne incide fino a una tonnellata all’anno. Chi vive in una casa mal coibentata che utilizza energia fossile e chi ogni giorno si reca al lavoro in auto aumenta ulteriormente la propria impronta ecologica. Tuttavia, il margine individuale per la riduzione è ampio.
Le leve principali su cui si può agire nella vita quotidiana sono ad esempio:
- Mobilità: evitare gli spostamenti in auto, utilizzare i mezzi pubblici o la bicicletta, sostituire i voli a corto raggio con viaggi in treno.
- Abitare: isolare gli edifici, passare a sistemi di riscaldamento rinnovabili (ad es. pompe di calore), utilizzare energia verde.
- Comportamento di consumo: riparare anziché buttare via, acquistare prodotti di seconda mano, preferire prodotti sostenibili.
- Alimentazione: consumare meno prodotti di origine animale, scegliere alimenti regionali e stagionali.
Evitare, ridurre, compensare
Nel dibattito sul clima si è affermato il principio “Evitare – Ridurre – Compensare”. Le emissioni che possono essere evitate non dovrebbero essere prodotte affatto. La riduzione riguarda principalmente l’aumento dell’efficienza e i cambiamenti comportamentali. Solo in ultima istanza si ricorre alla compensazione, ad esempio sostenendo progetti di riforestazione o investendo nelle energie rinnovabili.
Quindi attenzione: la compensazione non è un lasciapassare. Gli esperti di tutela del clima mettono in guardia dal comprarsi la coscienza pulita con misure compensative. Inoltre, studi scientifici e reportage giornalistici mostrano che molti progetti di compensazione riducono meno CO₂ di quanto inizialmente promesso. Pertanto, la prevenzione e la riduzione delle emissioni restano sempre la priorità.
La sfida globale del cambiamento climatico può sembrare insormontabile, ma la soluzione inizia da noi stessi. Conoscere la propria impronta di CO₂ è il primo passo per identificare i punti critici e adottare misure mirate di riduzione. Chi consuma meno, acquista con maggiore consapevolezza e vive in modo più sostenibile, protegge non solo il clima, ma anche la propria situazione di vita. Uno stile di vita rispettoso del clima non è una rinuncia, bensì un investimento per il nostro futuro.
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