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Consigli e trucchi Energia

Adattare gli edifici storici al clima che verrà

05.08.2025

Tra Trento e il lago di Garda, si estende la Valle dei Laghi, una delle aree più caratteristiche e forse meno note del Trentino. Il nome evocativo è particolarmente efficace nel descrivere la natura del luogo: qui, l’acqua ha sempre scandito la vita. Laghi come Cavedine, Toblino, Santa Massenza e Terlago sono infatti stati forgiati nei secoli da ripetute glaciazioni, frane e sovralluvionamenti, che hanno contribuito a dare alla valle il suo aspetto odierno. L’idrografia del luogo ancora oggi è alimentata da bacini glaciali, utilizzati per l’irrigazione ma anche per la produzione di energia idroelettrica.

Si tratta anche di una zona che ha visto mutare profondamente il proprio tessuto sociale negli ultimi decenni. Un tempo, un visitatore avrebbe visto piccole comunità montane, dove nelle abitazioni si condivideva ancora lo spazio al pianterreno con gli animali, mentre il fieno veniva stivato nei sottotetti ventilati. Oggi, questi paesi vivono una quieta e progressiva trasformazione. L’agricoltura ha ancora un ruolo importante — con la presenza di vigneti, frutteti, uliveti, orti, e persino piccole attività zootecniche moderne ben visibili appena usciti dalla stretta gola del Bus de Vela. Ma anche il turismo sta prendendo sempre più piede, assieme a un artigianato locale molto ricercato.

Tutto questo contribuisce a dare alla zona, tra castelli e fortificazioni della Grande Guerra, un senso di quiete sospesa nel tempo. Ma si tratta di un’illusione. Anche qui, come nel resto delle Alpi, negli anni il clima è cambiato in modo profondo — e ben documentato. “Le serie storiche mostrano un aumento chiaro delle temperature già dal 1974,” spiega Eleonora Leonardi, ingegnera civile e ricercatrice presso Eurac Research di Bolzano. “In particolare, quelle di Torbole, Cavedine e Santa Massenza ci hanno permesso di osservare l’evoluzione di variabili chiave come temperatura, umidità, vento, radiazione solare e precipitazioni nel tempo.”

Leonardi è una ricercatrice presso il gruppo “Risanamento energetico degli edifici storici” dell’Istituto per le Energie Rinnovabili di Eurac. Il contributo dell’istituto altoatesino si inserisce all’interno di IMPETUS, un progetto europeo finanziato dal programma Horizon 2020 che ha l’obiettivo di rafforzare la resilienza climatica delle regioni dell’Unione. La Valle dei Laghi è stata selezionata in questo contesto proprio come sito dimostrativo per l’area montana—uno dei sette ecosistemi pilota del progetto.

Di solito, quando si parla di cambiamenti climatici, l’immaginazione del pubblico corre immediatamente ai ghiacciai che si restringono di anno in anno, o inverni con poche precipitazioni e temperature basse solo in alta quota. Ma c’è anche un altro aspetto, meno visibile, che riguarda da vicino sia la conservazione del patrimonio edilizio che la vivibilità degli spazi abitati in un clima che cambia.

La maggior parte degli edifici storici della Valle dei Laghi risale infatti al 1700 e al 1800. Nel centro storico di Calavino, ad esempio, si stima che l’84% delle abitazioni sia stato costruito prima dell’unità d’Italia. Si tratta di costruzioni pensate per trattenere il calore nei lunghi inverni alpini dell’epoca preindustriale—con muri spessi, sottotetti ventilati e finestre ridotte. Oggi, tuttavia, queste stesse caratteristiche rappresentano un limite. In estate, le temperature interne superano facilmente la soglia di comfort, rendendo gli ambienti difficili da abitare per settimane intere.

Come sottolinea Leonardi, i dati raccolti da Eurac nel progetto IMPETUS servono a definire strategie di adattamento che rispettino il valore storico degli edifici. “L’obiettivo è capire come si comporteranno nel clima futuro e quali soluzioni possiamo proporre,” afferma. “Tenendo conto ovviamente anche dei vincoli normativi, delle esigenze energetiche e della qualità dell’abitare.” In sostanza, le simulazioni, basate su dati storici, permettono di prevedere consumi e comfort fino alla fine del secolo.

L’edificio di riferimento del progetto, l’ex casa Bortoli di Calavino, risale all’inizio del Settecento. Si tratta di una costruzione in pietra su più livelli, con cantine voltate al piano terra, un appartamento al primo piano e un sottotetto un tempo ventilato e usato per il fieno, riconoscibile da piccoli fori circolari in facciata. Con tetto in legno e cornici in pietra alle finestre, rappresenta un tipico esempio di architettura rurale trentina dell’epoca.

Le simulazioni condotte da Eurac mostrano che edifici come l’ex casa Bortoli soffrono criticità sia d’estate che d’inverno. In estate, le temperature interne superano spesso i 25 °C, oltre la soglia di comfort. In inverno, nonostante il clima più mite degli ultimi anni, il fabbisogno di riscaldamento resta comunque molto alto per via della dispersione termica. A questo si aggiungono problemi di umidità e condensa, che compromettono sia la struttura che la salubrità degli ambienti.

Secondo Valentina D’Alonzo, ricercatrice senior presso l’Istituto per le Energie Rinnovabili di Eurac Research, si tratta prima di tutto di una questione di efficienza degli investimenti. “Quando si progettano interventi sugli edifici storici, ci si basa ancora troppo spesso sul clima attuale. Ma tra vent’anni potremmo trovarci in condizioni completamente diverse.”

Tra gli interventi suggeriti dal progetto ci sono quindi l’isolamento interno delle pareti, la coibentazione del tetto e dei solai, la sostituzione degli infissi con finestre a doppio vetro e l’aggiunta di una ventilazione meccanica controllata. Inoltre, sono state ipotizzate anche soluzioni più semplici, come la ventilazione notturna e l’uso di scuri o tende per proteggere la casa dal sole nelle ore più calde. Si tratta di accorgimenti marginali solo in apparenza: infatti, permettono di ridurre in maniera consistente il disagio termico durante estati sempre più calde contribuendo quindi a contrastare nel tempo il rischio che questi edifici storici vengano abbandonati.

Per valutare tali strategie di adattamento, i ricercatori hanno realizzato un modello digitale 3D dell’ex casa Bortoli, replicandone geometria, materiali e usi. Usando il software WUFI Plus, hanno simulato il comportamento dell’edificio in sette scenari climatici futuri, analizzando consumi, comfort e umidità. A differenza dei modelli statici, WUFI consente di seguire come calore e umidità si distribuiscono negli spazi nel tempo. I risultati mostrano che questi interventi, se combinati, possono ridurre significativamente consumi e disagio termico.

Oltre agli aspetti tecnici, il progetto IMPETUS ha inoltre cercato fin dall’inizio un confronto diretto con il territorio. “Nel corso del progetto sono stati organizzati diversi incontri e workshop con amministratori pubblici, agricoltori, consorzi irrigui e rappresentanti di categoria,” conclude D’Alonzo. “In pratica, abbiamo cercato di comunicare i dati climatici in modo utile per chi deve fare scelte locali. […] Non vogliamo solo studiare, ma mettere in mano strumenti che servano davvero a chi vive e amministra questi luoghi.”

ESCI

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